Disco di Nebra: la più antica mappa stellare

LONDON, UNITED KINGDOM. La più antica mappa delle stelle sarà il prossimo anno in mostra al British Museum, probabilmente il più importante museo al mondo. Stiamo parlando del Disco di Nebra: ma si tratta realmente di una mappa? La questione, controversa, merita certamente un approfondimento.

Cos’è il Disco di Nebra

Il Disco di Nebra risale all’Età del Bronzo, databile al 1600 a.C. ca. Si tratta di una piastra circolare di bronzo di circa due chili e dal diametro di oltre 30 centimetri. La sua superficie su di un lato è intarsiata d’oro in modo spettacolare da un grande cerchio, tre linee curve e oltre trenta cerchietti. L’interpretazione degli intarsi è quasi immediata: si tratterebbe di una rappresentazione del sole, della luna e di una miriade di stelle, con altri due elementi curvilinei da decifrare. Questi ultimi potrebbero indicare l’orizzonte e, forse, una stilizzata barca celeste, il mezzo di trasporto che, secondo gli antichi Egizi, conduceva il sole lungo l’arco del cielo, dall’alba al tramonto. Una vera e propria rappresentazione del cosmo, dunque. Il manufatto fu rinvenuto nella ex Repubblica Federale di Germania nel 1999, a 180 chilometri a sud-ovest di Berlino, nella regione del Sachsen-Anhalt. Nel 2013 il Disco è stato inserito dall’UNESCO tra i manufatti patrimonio dell’umanità.

Il Disco di Nebra, di fronte e dal retro.

Controversie accademiche

Secondo il chimico austriaco Ernst Pernicka, direttore del Centro Curt-Engelhorn per l’archeometria di Mannheim, “[i]l Disco di Nebra è uno dei ritrovamenti archeologici più importanti del secolo scorso” e “[m]ostra la prima rappresentazione concreta conosciuta al mondo di fenomeni astronomici.” Inoltre, prosegue il professor Pernicka, il Disco si rivelerebbe essere un efficace strumento per cercare di comprendere la mentalità di certi antichi popoli. Ci sono però alcuni studiosi che ne contestano l’autenticità. Costoro ritengono, infatti, che non si tratti realmente di una mappa, bensì di una immaginifica rappresentazione del cielo stellato. Tra questi sostenitori della non autenticità del manufatto c’è anche l’archeologo tedesco dell’Università di Monaco Rupert Gebhard: egli sostiene addirittura che il Disco di Nebra non sia affatto antico come si pensa.

Disco di Nebra e Stonehenge

Risulta decisamente interessante il fatto che il British Museum ospiti il Disco di Nebra in una mostra dedicata al “mondo di Stonehenge”. Il noto complesso megalitico britannico è più o meno coevo, infatti, al manufatto tedesco. Sappiamo inoltre che esso è allineato ai moti del Sole, e il Sole è – a quanto pare – al centro del Disco di Nebra. La enorme distanza geografica che c’è tra i megaliti di Stonehenge e il luogo ove è stata ritrovata l’antica mappa delle stelle lascia pensare che tutta l’Europa neolitica fosse coinvolta in un culto di tipo solare. A sostegno di questa tesi c’è addirittura uno studio scientifico, pubblicato nel 2018.

Il mistero delle Pleiadi

Stupisce, comunque la si pensi, un singolare raggruppamento di sette “stelle”, in alto a destra sulla superficie del disco. Secondo un’analisi comparativa si tratterebbe dell’ammasso delle Pleiadi, nella costellazione del Toro. L’ammasso presente sul disco conta sette cerchietti e, sebbene oggi le Pleiadi visibili ad occhio nudo siano solamente sei, risulta certo che nell’Età del Bronzo fosse visibile una settima stella. Non è un caso infatti che gli antichi Greci parlassero delle cosiddette “sette sorelle”: Alcione, Celeno, Elettra, Maia, Merope, Sterope e Taigete. La presenza dell’ammasso stellare nella mappa potrebbe significare più cose. Ad esempio, indicare il tempo del raccolto, visto che le Pleiadi apparivano in cielo in autunno. Ma c’è un ulteriore ipotesi, molto più affascinante: che dalle Pleiadi sia arrivato qualcuno sulla Terra, in un remoto passato, durante la cosiddetta era del Toro (dai seimila ai quattromila anni fa). Antichi astronauti dunque, istruirono i nostri antenati dell’Età del Bronzo, mostrando loro i propri luoghi d’origine?

Le Pleiadi. Fonte: passioneastronomia.it

Allison L. Moore

Archeomitologa presso l’Università del Galles Orientale

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